Trasferirsi a Dubai nel 2026: quanto si paga di tasse e come si ottiene la residenza?

Se stai valutando Dubai come base per la tua vita o per il tuo business, la prima cosa da sapere è che il "paradiso fiscale senza regole" di cui ancora si sente parlare in giro non esiste più esattamente così. Dal 2023 gli Emirati hanno introdotto una corporate tax vera e propria, e nel 2026 hanno anche formalizzato per la prima volta una definizione ufficiale di residenza fiscale. Restano comunque, a conti fatti, tra i sistemi più vantaggiosi al mondo — ma vale la pena conoscere le regole aggiornate prima di muovere qualsiasi passo, non quelle di qualche anno fa..

Questa guida espone lo stato delle cose così com'è oggi. Ecco gli argomenti in questo articolo:

  • Perché Dubai resta una meta attrattiva

  • Il sistema fiscale nel 2026

  • Come si diventa residenti

  • Golden Visa: investire in un immobile

  • Residenza fiscale: la regola dei 90 e dei 183 giorni

  • Aprire una società in una free zone

  • Trasferirsi come nomade digitale

  • Cosa cambia entro fine 2026

  • Domande frequenti

La risposta breve

A Dubai non si paga imposta sul reddito delle persone fisiche
l'IVA è al 5%,
e dal 2023 esiste una corporate tax del 9% sugli utili societari sopra i 375.000 AED (circa 96.000€), con un regime agevolato per le piccole imprese che però scade a fine 2026.

Il Golden Visa per investimentoimmobiliare richiede oggi 2 milioni di AED (circa 500.000€), non più 1 milione di euro come si leggeva qualche anno fa, ed è possibile anche con mutuo.

Per il visto da nomade digitale il reddito minimo richiesto è 3.500$ al mese.

Per la residenzafiscale, dal 2023 la giurisdizione degli Emirati richiede 183 giorni di presenza fisica, oppure 90 giorni se hai un visto di residenza valido e il centro dei tuoi interessi vitali qui — in ogni caso i 183 giorni permettono di ottenere il certificato di residenza fiscale valido anche ai fini del trattato con l'Italia.

Perché Dubai resta una meta attrattiva

Dubai continua a occupare le prime posizioni tra le mete più richieste dagli expat, e non solo per motivi fiscali. Infrastrutture all'avanguardia, sicurezza percepita e reale molto alta, connessione internet tra le migliori al mondo, una rete fittissima di coworking (Letswork, Nest Dubai, Astro Labs, Wrk Bay, solo per citarne alcuni) e una popolazione composta per oltre l'80% da espatriati rendono l'ambientamento sorprendentemente rapido, con l'inglese lingua franca ovunque.

Gli Emirati Arabi Uniti sono una federazione di sette emirati autonomi — Abu Dhabi, Dubai, Sharjah, Ajman, Umm Al-Qaiwain, Ras Al-Khaimah e Fujairah — ciascuno con le proprie regole su visti e attività economiche. Dubai resta il più internazionale e il più scelto da chi arriva dall'estero, complice anche un tessuto sociale che ha superato da tempo gli stereotipi culturali con cui viene ancora descritto da chi non ci ha mai vissuto davvero.

Il sistema fiscale nel 2026

Qui è dove serve più precisione, perché il quadro è cambiato in modo sostanziale rispetto a qualche anno fa.

Sulle persone fisiche, l'imposta sul reddito resta a zero: nessuna tassazione personale sugli stipendi o sui redditi da lavoro autonomo percepiti come persona fisica.

Sulle società, dal 2023 è pienamente operativa la corporate tax introdotta dal Decreto Federale 47/2022: 0% sui primi 375.000 AED di reddito imponibile, 9% su tutto ciò che supera questa soglia. La regola vale sia per le società mainland sia per quelle nelle free zone — e qui c'è il punto che molte guide ancora datate non spiegano bene: una società in free zone non ottiene automaticamente l'esenzione al 100%. Deve qualificarsi come "Qualifying Free Zone Person" (QFZP), e anche in quel caso lo 0% si applica solo al reddito "qualificante", non a tutto il fatturato indiscriminatamente.

Per le piccole attività, esiste il regime di Small Business Relief: chi ha un fatturato sotto i 3 milioni di AED per periodo d'imposta può, a determinate condizioni, essere trattato come se non avesse reddito imponibile, restando quindi a tassazione zero. Attenzione però: questo regime scade con i periodi d'imposta che si chiudono entro il 31 dicembre 2026. Dal 2027 in poi, molte piccole attività che oggi non pagano nulla inizieranno a rientrare nelle regole ordinarie della corporate tax. Se stai pianificando di aprire attività a Dubai proprio ora, è un dettaglio temporale da tenere presente, non un'informazione neutra.

L'IVA resta al 5%, invariata dalla sua introduzione nel 2018.

Confrontato con altri sistemi a tassazione territoriale: il principio di fondo resta simile: i redditi prodotti fuori dal Paese non vengono tassati localmente. La differenza più rilevante rispetto alla Thailandia, ad esempio, è che agli Emirati non esiste un sistema di remittance: un reddito estero che porti fisicamente sul tuo conto emiratino non diventa tassabile solo per il fatto di essere entrato nel Paese, cosa che invece succede oltre Bangkok dal 2024.

Attenzione: sul tema delicato della Residenza Fiscale puoi trovare spiegazioni chiare anche qui .

Come si diventa residenti

Le vie più comuni per ottenere una residenza (non fiscale, anagrafica) negli Emirati restano sostanzialmente quattro: essere assunti da una società con sede negli EAU (Employee Visa), essere investitori in un'azienda (Investor Visa), acquistare una proprietà immobiliare, oppure essere iscritti in un'università locale come studenti.

Costituire una società, anche solo formale, resta una delle strade più rapide: garantisce una residenza di 3 anni, con la possibilità di acquistare veicoli e convertire la propria patente di guida. Ogni emirato applica però le proprie regole specifiche, quindi conviene sempre verificare la disciplina locale prima di impostare qualsiasi piano, perché i requisiti d'accesso vengono modificati periodicamente e non sempre con aggiornamento tempestivo sui siti ufficiali.

Golden Visa: investire in un immobile

Se l'obiettivo è una residenza più lunga senza passare dalla via societaria, il Golden Visa per investimento immobiliare è la strada più diretta, ed è anche il punto dove le informazioni che circolano online sono più spesso disallineate.

La soglia minima confermata per il 2026 è di 2 milioni di AED, circa 500.000€ — non 1 milione di euro come veniva talvolta indicato in passato, una differenza sostanziale. L'immobile deve essere residenziale, completato (alcuni progetti in costruzione sono ammessi solo a condizioni specifiche) e registrato a proprio nome. Una novità utile: è stato eliminato l'obbligo di versare in anticipo il 50% del valore o 1 milione di AED in contanti — oggi è possibile richiedere il visto anche con un mutuo, purché il valore totale della proprietà certificata superi la soglia richiesta. Il permesso concesso dura fino a 10 anni, senza necessità di sponsor locale, ed è estendibile ai familiari.

Residenza fiscale: la regola dei 90 e dei 183 giorni

Una persona fisica è considerata residente fiscale negli EAU se ha qui un'abitazione permanente e svolge un'attività lavorativa o imprenditoriale, oppure se è fisicamente presente per 183 giorni o più in 12 mesi consecutivi, oppure ancora se è presente per almeno 90 giorni, possiede un visto di residenza valido, e ha negli Emirati il centro dei propri interessi vitali (relazioni familiari, economiche, lavorative più strette).

Il punto che vale la pena sottolineare, perché spesso viene saltato: il criterio dei 90 giorni ti permette di ottenere un certificato di residenza fiscale (TRC) valido solo all'interno degli Emirati. Se il tuo obiettivo è far valere la residenza fiscale emiratina anche davanti all'Agenzia delle Entrate italiana, in applicazione del trattato contro le doppie imposizioni, serve il TRC "internazionale" — e quello richiede i 183 giorni di presenza fisica effettiva, documentata da un rapporto di ingresso e uscita rilasciato dall'Autorità federale per l'identità e la cittadinanza. Chi punta solo sulla società formale e sui 90 giorni, pensando che basti per "sganciarsi" dal fisco italiano, parte da una base giuridica più debole di quanto creda.

Aprire una società in una free zone

Le free zone negli Emirati sono oltre 44, ciascuna pensata per settori diversi. Il vantaggio comune resta la proprietà straniera al 100% senza necessità di sponsor locale, e una burocrazia decisamente più snella rispetto al regime mainland.

Per chi cerca l'opzione più economica, specialmente per attività digitali, l'IFZA (International Free Zone Authority) resta uno dei riferimenti più scelti: offre esenzione fiscale fino a 50 anni (fermo restando quanto detto sopra sulla corporate tax e sulla qualifica di QFZP), proprietà 100% straniera, e un costo di ingresso che nel 2026 parte da circa 12.900 AED per un pacchetto senza visti, salendo fino a circa 14.900-18.500 AED per pacchetti con uno o due visti inclusi. Il costo complessivo del primo anno, considerando licenza, visti ed eventuale ufficio, si colloca generalmente tra 16.000 e 45.000 AED a seconda delle esigenze.

Trasferirsi come nomade digitale

Anche a Dubai è attivo un visto per nomadi digitali, self-sponsored: non serve un datore di lavoro o una società locale a garantirlo. Il reddito minimo richiesto è 3.500$ al mese per i lavoratori dipendenti da remoto, anche se chi si avvicina ai 5.000$ mensili tende ad avere un iter di approvazione più fluido, considerato il costo della vita locale. Per i liberi professionisti o titolari di attività con clienti internazionali, serve dimostrare che l'attività sia operativa da almeno un anno, oltre allo stesso requisito reddituale.

La documentazione richiesta comprende certificati di stipendio, buste paga, ed estratti conto: attenzione perché il periodo di riferimento richiesto per gli estratti conto è recentemente passato da 3 a 6 mesi consecutivi. Il visto ha validità di un anno, rinnovabile, e i tempi di elaborazione sono tipicamente di 5-7 giorni lavorativi una volta completata la documentazione.

Cosa cambia entro fine 2026

Se stai pianificando un trasferimento o l'apertura di un'attività proprio in questo periodo, un solo elemento merita la tua attenzione più di tutti gli altri: la finestra dello Small Business Relief si chiude con i periodi d'imposta che terminano entro il 31 dicembre 2026. Chi supera anche una sola volta la soglia dei 3 milioni di AED di fatturato perde il diritto al regime agevolato per tutti i periodi successivi, in modo permanente. Vale la pena pianificare la struttura societaria tenendo conto di questa scadenza, non dopo.

Domande frequenti

Quanto si paga di tasse a Dubai nel 2026? Zero sul reddito delle persone fisiche, 5% di IVA, e 9% di corporate tax sugli utili societari che superano i 375.000 AED (circa 96.000€), salvo regimi agevolati per le piccole imprese in scadenza a fine 2026.

Le free zone sono ancora esenti da tasse? Solo se la società si qualifica come Qualifying Free Zone Person, e solo sul reddito qualificante. Non è più un'esenzione automatica al 100% per il solo fatto di essere in free zone.

Quanto serve per il Golden Visa immobiliare? 2 milioni di AED (circa 500.000€) in un immobile residenziale completato, anche con mutuo. Il permesso dura fino a 10 anni.

Bastano 90 giorni per essere residente fiscale a Dubai? Bastano per un certificato di residenza fiscale valido solo dentro gli Emirati. Per far valere la residenza fiscale emiratina anche in Italia, tramite il trattato contro le doppie imposizioni, servono 183 giorni di presenza fisica effettiva.

Qual è il reddito minimo per il visto da nomade digitale? 3.500$ al mese è la soglia minima ufficiale, anche se avvicinarsi ai 5.000$ rende l'approvazione più semplice.

Perchè il mio approccio è diverso?

Non mi limito a studiare la fiscalità internazionale: la vivo applicata sul campo da quasi 15 anni.
Aver ottenuto la residenza fiscale in 4 Paesi mi ha permesso di trasformare la teoria in esperienza concreta.
Non ho mai dovuto affrontare due trasferimenti di residenza uguali perché ogni progetto aveva obiettivi patrimoniali, professionali, fiscali e personali differenti.

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Nota: la guida ha scopo informativo generale e non risolve casi particolari. La normativa fiscale internazionale è la materia dei dettagli: ogni situazione richiede un'analisi specifica.

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Carla Galanti

Avvocata dal 1994 - Expat dal 2012. Specializzata in diritto fiscale e migratorio, aiuto gli italiani a scegliere il loro Paese ideale senza commettere errori.

https://carlagalanti.com
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